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SEDDA

Danzatore diplomato in Italia presso l’accademia Susanna Beltrami Dancehaus di Milano trova subito impiego nella compagnia belga del coreografo, regista e artista visivo Jan Fabre per la produzione colossal di Mount Olympus/24h. Collabora successivamente per il coreografo Enzo Cosimi e per la francese Nathalie Larquet. Continua la ricerca coreografica da artista e performer. Risiede attualmente in Belgio.

Matteo puoi raccontarci la tua esperienza di lavoro con Fabre?

È stata un esperienza veramente forte. Ha cambiato la mia vita radicalmente. In tutto eravamo 27, tra danzatori, attori e cantanti.
Lavoravamo più di 8 ore al giorno, fino ad arrivare anche a 12, ma essendo a stretto contatto con una persona che ha fatto e continua a fare la storia non solo del teatro ma anche dell’ arte visiva, le ore volavano.
Ero sempre sull’attenti, pronto ad assorbire come una spugna qualsiasi perla che Jan e i suoi performers facessero uscire dal loro corpo.

La base dello spettacolo è stata la mitologia e la tragedia Greca.
Le prime settimane abbiamo studiato con filosofi e insegnanti quello che riguardava la vastità di questa tematica.
Jan poi ci ha diviso in piccoli gruppi, che cambiavano ogni volta, consegnandoci dei titoli (per esempio “guerra è sport, sport è guerra” oppure “la corona del Re si trasforma in una catena di schiavitù”) che noi abbiamo utilizzato per le nostre improvvisazioni, creando delle vere e proprie scene teatrali.
Qualsiasi idea avessimo, anche la più pazza, dovevamo mostrarla intensamente e al massimo come se fossimo in scena, dopodiché Fabre la modificava, o vi aggiungeva dettagli oppure la scartava.
Tutto questo dal Lunedì al Venerdì per 7 mesi consecutivi e arrivati all’ultima fase di lavoro il nostro cervello era completamente svuotato.
Fantastico!
Poi siamo passati al montaggio, all’assegnazione delle parti e ovviamente alle prove per capire quanto fosse fattibile rimanere in scena per 24 ore consecutive

 

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cosa significa portare il proprio vissuto all’interno del lavoro di palcoscenico?

Penso che non esista un modo e un significato del “portare il proprio vissuto in scena”.
Il nostro cervello inserisce il proprio vissuto in una sorta di armadietto nascosto, sta lì buono e nessuno sa dove sia.
Quando meno te lo aspetti questo armadio viene aperto ed è li che ti accorgi che qualcosa sta succedendo, durante o dopo…
..mai prima!

com’è stare in scena per 24 ore consecutive?

Significa osservare e capire il proprio corpo che viene portato ad un livello estremo, capire come puoi prenderti cura di lui in ogni suo bisogno; dal cibo alla relazione con i colleghi, che dev’ essere sempre positiva.
La stanchezza porta la negatività e questo non fa bene a te stesso e al gruppo.
Quando sei stremato il corpo ti chiede “aiuto” con mille segnali.
Il primo segnale è il pianto.
Durante le prime prove generali è successo a tutti.
Piangevo in scena anche per errori banali o perchè ero felice di essere li a fare ciò che avevo sempre desiderato.
Solitamente il danzatore vede la fatica come un proprio nemico, da superare ed abbattere. Noi abbiamo capito che la stanchezza è un’amico che può esserci d’aiuto per lasciarci andare e continuare al meglio la performance.

ci sono stati dei momenti in cui hai pensato di non arrivare alla fine?

Non ci sono mai stati dei momenti del genere, ma quando sei al massimo delle tue prestazioni il tuo cervello inizia a scherzare con te.
Ci sono tre scene dove dormiamo sul palco. Si dorme al massimo per 45 minuti e il bello arriva quando ti svegli e non ti ricordi dove sei, o non ti ricordi che ore si sono fatte, o non ti ricordi in quale scena dello spettacolo sei.
E questo succede anche quando sei davanti al pubblico!

com’è il rapporto con il pubblico durante le 24h di Mount Olympus? Sappiamo che il pubblico è libero di uscire e rientrare o addirittura di dormire in teatro

Il rapporto con il pubblico è fondamentale.
Si crea un legame fortissimo. Abbiamo bisogno di loro per andare avanti, bisogno di qualcuno (anche se sta dormendo) che è li per noi, che sta in teatro per 24h. Il pubblico ti aiuta a credere in quello che stai facendo, perchè se non ti ritrovi nel mondo che stai creando, ti sembra di entrare in un labirinto che non finirà mai!
E’ importante per credere che non siamo gli unici pazzi a fare una cosa del genere, ma ci sono persone che ci sostengono e ci vedono come eroi, delle specie di guerrieri della bellezza, al punto che ci sembra di diventare veramente degli eroi.
Il pubblico poi non è solo quello che fisicamente viene in teatro, durante lo spettacolo c’è sempre la diretta streaming su internet e mi è capitato di ricevere dal Giappone e dall’ America email e messaggi di persone che mi ringraziano e che sperano di poter vedere Mount Olympus dal vivo.

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Mount Olympus 24H è attualmente in tournée in tutta europa

La redazione

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