a cura di Giada Fabiano |
«Noi siamo il Teatro Patologico e siamo più forti e più potenti di una bomba atomica, perché riusciamo a farvi cambiare le idee. Pensate in Siria, in Libia, dove non fanno che buttarsi sempre più bombe. E perché lo fanno? Perché non hanno la forza di guardarsi negli occhi. Noi invece questa forza ce l’abbiamo». Questo il messaggio portato sul palco del Festival di Sanremo 2025 dagli attori e dalle attrici dell’Associazione Teatro Patologico, che permette a tantissimi ragazzi e ragazze affetti da disabilità fisiche e mentali di dare il proprio contributo nel mondo artistico e teatrale. Durante l’esibizione sanremese proprio loro sono scesi in platea per coinvolgere il pubblico, aggiudicandosi una standing ovation.
Intervistato dal conduttore Carlo Conti durante la terza serata del Festival, Dario D’ambrosi – attore, regista e fondatore del progetto – ha sottolineato l’importanza del teatro per queste persone: «Quando sta bene un ragazzo disabile, non sta bene un solo individuo, ma stanno bene migliaia di persone, e da qui dobbiamo partire per migliorare la nostra società».
Il Teatro Patologico rappresenta una vera e propria rivoluzione culturale che dal 1992 si occupa promuovere una connessione fra il teatro e la malattia mentale, verso cui nascono spesso preconcetti errati, a volte in seno allo stesso ambiente sanitario.
Dario D’Ambrosi propone una lotta diversa contro lo stigma, fatta di musica, parole e suono: «Quando i nostri ragazzi recitano, gli spettatori non vedono più i malati di mente in un letto di contenzione ma delle persone che hanno un mondo da raccontare e da esprimere» ha spiegato.
STORIA DI UN’ECCELLENZA ITALIANA DAL 1979
In occasione della Conferenza degli Stati Parte alla Convenzione sui Diritti delle Persone Disabili, il 14 giugno 2017 nella sede delle Nazioni Unite a New York, D’Ambrosi ha presentato il corso “Teatro Integrato dell’Emozione “, un percorso di studi interamente rivolto a persone con disabilità fisica e psichica sottolineando in quell’occasione il duplice primato italiano nella lotta contro lo stigma affermando che «Così come siamo stati i primi a chiudere i manicomi con la Legge Basaglia del 1979 siamo anche i primi nella creazione di un corso universitario per questi ragazzi».
LA TEATROTERAPIA: IO NON SONO LA MIA MALATTIA
Nella primavera del 2025 D’Ambrosi tornerà all’ONU per presentare una ricerca scientifica che dimostri come dagli studenti condotto emerge che la teatroterapia incide positivamente non solo a livello emotivo, ma anche cerebrale.
Per i ragazzi e le ragazze disabili, la teatroterapia diventa un’occasione per familiarizzare con la propria malattia in modo da trasfigurarla creativamente in qualcosa di visibile, più facilmente accettabile e interiorizzabile costruttivamente, con accezione positiva e trasformativa. In questo senso, l’arte diventa un catalizzatore per il dialogo e la trasformazione, ispirando speranza e incoraggiando un senso di comunità e solidarietà tra coloro che lottano con la malattia mentale e coloro che li circondano.
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