a cura di Maria Cristina Gagliano |
«C’è nella maternità uno strano potere»: parole di Virginia Woolf che Nadia Terranova sceglie come apertura del suo ultimo romanzo Quello che so di te, pubblicato da Guanda Narratori il 14 gennaio 2025.
Gli arcaici e contrastanti intenti delle madri, ai quali la Woolf allude, danno il la perfetto a questo romanzo, in cui l’autrice ricostruisce la storia della bisnonna che da sempre l’accompagna, ma che diviene presenza con la scoperta della propria maternità.
Il romanzo racconta, infatti, come la scrittrice provi a districare il filo che unisce le donne della sua famiglia, renderlo lineare e comprensibile attraverso genogrammi, Mitologia Familiare e delicata indagine nelle contraddizioni umane.
«Le storie di famiglia sono formule magiche trasmesse alle prescelte la notte di Natale, si raccontano una volta e non si contraddicono più».
L’incontro con la figlia rende necessario indagare le luci provenienti dalle porte chiuse sul passato e sul presente delle donne della sua famiglia, dalla bisnonna Venera all’autrice stessa.
Dalla narrazione emergono gli interrogativi ai quali tutti i genitori, da individui soli e indipendenti, prestano poca attenzione; domande che riguardano le proprie radici soddisfatte dai racconti, spesso consolatori, di chi li ha preceduti. Nadia Terranova chiama Mitologia Familiare una delle fonti alle quali si appella per comprendere e poter interrompere la maledizione matrilineare: l’ineluttabilità della caduta.
L’inciampo, attorno a cui gravita il bisogno di chiarezza della narratrice, è quello della bisnonna, Venera, la sua fragilità psichica raccontata all’interno di un tempo che si slabbra, si ferma e poi torna al presente ciclicamente. La scrittrice ricostruisce il soggiorno dell’antenata all’interno dell’ex ospedale Psichiatrico “Lorenzo Mandalari” di Messina senza risultare mai morbosa.
«(…) Mi illudevo – adesso rido molto forte – di lasciare i padri fuori dalla mia storia».
Il viaggio intimo dell’autrice incontra in modo naturale e necessario la componente maschile: i padri diventano corpi, azioni e sentimenti a cui il mondo delle madri è legato.
«Ho imparato ad accettare gli inciampi imbarazzanti di mia madre, la tentazione dell’abisso di Venera, il salto mortale di mia zia; riesco a voler bene alle mie cadute passate e presenti, a non avere troppa paura di quelle che non posso prevedere. Solo, non posso accettare che a cadere sia mia figlia».
La domanda drammaturgica diventa sempre più potente, andando avanti nella lettura di Quello che so di te, e ruota attorno alla capacità di accettare la sofferenza di un figlio, la sua caduta, descrive la paura universale delle madri e la modella attraverso gli sgambetti del destino alle proprie antenate.
Un racconto biografico sì, ma che appartiene a tutti grazie alla scrittura precisa ed evocativa di Nadia Terranova: il lettore ha la sensazione di essere dentro il lucido sogno di qualcun altro, ma lì, dove la logica cede il passo ai contorni sfumati della memoria, arriva l’appiglio alla suggestione condivisa tra chiunque indaghi la propria storia. Quello che so di te è il romanzo in cui trovare nuove interessanti note nella voce di Nadia Terranova.

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