a cura di Federica Miano |
Quasi tutti, se sappiamo vedere, abbiamo nella vita sprazzi di luce ed epifanie, rivelazioni che ci indicano un Altrove di significato a cui tendere. Per Angelo Santangelo – poeta e docente catanese – questo Altrove di poesia fu il viso screziato di una bambola di porcellana, cadutagli di mano quando era bambino. Da quel ricordo nasce “Screziature della porcellana”, il titolo della sua raccolta poetica del 2020, per le edizioni “Farfalle” del maestro poeta Angelo Scandurra.
Una raccolta che è stata il tema principale della masterclass che Santangelo ha tenuto per i corsisti e le corsiste della Scuola di Scrittura e Storytelling di Viagrande Studios, in cui ha raccontato la sua visione poetica: il poeta deve restare ai margini, in agguato, non sottomettersi alle cortigianerie, mantenere il coraggio di Antigone nel coltivare la propria essenza contro le manipolazioni del potere e della società di massa. Un compito delicato, nella consapevolezza della fragilità dell’essere umano impastato di una “materia screziata e franta, tra il buio e la luce”.
Angelo Santangelo – che è anche membro del Centro di poesia contemporanea di Catania, attivo dal 2014 in collaborazione con l’Università – si è mostrato agli studenti e alle studentesse con l’immagine di “Fauno assonnato” del suo primo breve compendio poetico del 2012 (“Tra i boschi di Fauno assonnato”). Imponente e svagato, il sorriso incerto e il viso stropicciato simile a quello di chi si è appena svegliato. Nelle ore condivise si è svolta la lettura di poesie, senza troppe indicazioni di analisi tecnica, perché la poesia va goduta come i raggi di sole addosso sdraiati sull’erba, è un “respiro dell’anima”, come dice lui ai suoi studenti a scuola.
Oltre ai classici, l’amore per due poetesse non da tutti conosciute e di forte carica dirompente come Amelia Rosselli e Jolanda Insana. Di quest’ultima, siciliana di nascita, i versi di “Pupara sono” hanno interessato in particolare il confronto con l’uditorio, perché narrano del duello tra vita e morte, fatto di violentissimi colpi inferti da entrambe, nella teatralità e corporalità, nell’ironia e nel grottesco tipici della cultura sicula.
Poi ancora altri autori, Whitman, Rilke, Montale, Szymborska.
Verso la fine dell’incontro, il poeta ha proposto un gioco collettivo: ciascuno ha preso un libro di poesie dei tanti che lui ha portato, e ha scelto alcuni versi a caso, leggendo poi i suoi in successione a quelli di qualcun altro dei quali sente la risonanza; se ne ricava una lunga poesia corale.
A chiudere, un poeta molto amato, Kavafis, con un suo testo famoso, “Itaca”. Il testo di “Itaca” definisce il senso ultimo del fare poesia per Santangelo. Non l’approdo a verità consolanti e definitive, ma il tragitto della conoscenza, l’esercizio itinerante del dubbio, la tensione perenne allo svelamento di noi stessi nell’atto stesso della ricerca. Come nelle fasi di limatura di un testo poetico, ciò che resta, nonostante la lotta per modellarlo, cancellare e riscrivere alcune parole, rintracciare un significante e un significato di cui si avverte un’urgenza ineludibile, così nella vita, ciò che resta è compiuto, era destinato a restare.
La vita poetica appare allora viaggio alla ricerca del proprio “centro di gravità”, di “fauni assonnati” in perenne movimento verso l’Altrove.
Chi siamo
Viagrande Studios è il più grande Centro per la formazione artistica in Sicilia.
È uno spazio unico, moderno, sempre in evoluzione, dedicato inoltre agli eventi, alle performance, agli artisti e alle aziende in cerca di una sede.
Contatti
Mariella Cirillo Ssdrl - Via Francesco Baracca snc – 95029 - Viagrande (CT) - C.F / P. I. 05489930874
Privacy Policy | Cookie Policy | Trasparenza Amministrativa