a cura di Vera La Rosa |
«Come si cambia per non morire» recita una famosa canzone di Fiorella Mannoia e questo verso potrebbe anche cantarlo il teatro, non solo italiano ma anche quello internazionale. Siamo di fronte – ormai da circa 15 anni – a una grande metamorfosi di quest’arte e pare di essere a un punto di non ritorno: dimentichiamo le classiche compagnie di teatro guidate dal capocomico a conduzione (quasi), perché il lavoro dell’attore è più che mai discontinuo e frastagliato. Non si appartiene più a una sola compagnia con cui si partecipa alle tournée annuali e nazionali – nel migliore dei casi – ma si lavora navigando a vista, sperando che alla fine di uno spettacolo ce ne sia un altro subito dopo da allestire e mettere in scena.
All’attore oggigiorno, qualora voglia davvero intraprendere questa professione, non viene più solo richiesto di saper recitare, bensì di essere anche drammaturgo, regista, costumista e scenografo delle proprie creazioni.
La figura dell’attore-narratore è sicuramente quella che ha preso più piede negli ultimi tempi, sia per fronteggiare la crisi che ha investito il mondo del teatro e il settore culturale, soprattutto a partire dal 2008, sia per gestire il proprio lavoro in maniera più indipendente e testare e superare i limiti della propria creatività.
Concentrare le varie competenze necessarie ad allestire uno spettacolo è una sfida ma anche un modo per l’attore – che non è più solo quello – di poter superare i propri limiti sia di budget che artistici.
Le tecnologie sul palco: supporto o invadenza?
Risulta necessario menzionare anche il ruolo che la tecnologia e l’intelligenza artificiale stanno rivestendo nel settore teatrale. Proiezioni e videomapping, nelle produzioni più corpose da un punto di vista del budget, sono interventi che ormai risultano quasi ovvi e non suscitano più la sorpresa che potevamo suscitare dieci anni fa. Piuttosto adesso risulta rilevante parlare di realtà aumentata e spettacoli in streaming, che sicuramente snaturano l’impatto di uno spettacolo dal vivo ma che permettono anche a chi non può muoversi di accedere a una quantità innumerevole di opere. Inoltre, la possibilità di costruire virtualmente le scenografie permette di ammortizzare i costi di allestimento scenici che risulterebbero dispendiosi.
Suscita polemiche la possibilità di affiancare ad attori veri degli attori creati con l’IA e da questa potenzialità nasce un dibattito anche etico di quanto il teatro debba servirsi della tecnologia senza, però, diventarne effettivamente serva.
Il teatro è resilienza
Un fatto è certo, il teatro non può prescindere dall’avanzamento inarrestabile della tecnologia e di tutte le sue declinazioni ma, come esseri umani e dotati anche di uno spirito critico e artistico, dobbiamo fare attenzione e impedire che l’emozione umana diventi solo uno sterile espediente per celebrare lo sviluppo tecnologico.
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