a cura di Salvo Di Pietro |
Erano in cinquantamila lo scorso 6 luglio al Circo Massimo di Roma per assistere al concerto con cui i tre cantautori Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè hanno festeggiato il decennale del loro disco Il Padrone della Festa.
Tra i momenti più toccanti della serata verrà ricordata senza dubbio l’esibizione di Niccolò Fabi che intona, con chitarra e voce rotta, la sua Facciamo finta. Il brano è tratto dall’album “Una somma di piccole cose”, pubblicato nel 2016 con la casa discografica Universal.
Il disco arrivò due anni dopo la fortunata avventura discografica con i colleghi Gazzè e Silvestri e a quattro anni di distanza dal precedente lavoro da solista, l’album “Ecco”, per il quale Fabi vinse il premio Tenco come miglior album italiano.
Ripartire dopo quei successi non doveva essere facile, ma Fabi riuscì in disco degno del predecessore: se “Ecco” era il figlio da cullare e da accompagnare per mano, “Una somma di piccole cose” è stato il figlio da lasciare andare, «restando indietro ad osservarti di nascosto» (da “Le chiavi di casa”).
Ogni parola cantata in questo disco ha il suo peso specifico. Una carezza a schiudere il cuore. Entra nello stomaco, nuota nelle vene, si arrampica nella mente e si tuffa nell’anima. Una somma di piccole cose è un disco sussurrato, fragile, intenso e puro, che vibra più di tante schitarrate. Non serve alzare i decibel per conquistarti. È una parola d’amore all’orecchio.
Ascoltare i pezzi del disco – ricchi di sonorità indie-folk americane e indie-pop britanniche – provoca una sorta di “effetto calamita”, come se l’ascoltatore non riuscisse a staccarsi da quelle note.
Per raccontare le emozioni che questo disco regala immaginiamo l’autore mentre lo compone, come un piccolo artigiano. Facciamo finta che possiamo fare un passo indietro.
Niccolò è solo, seduto a terra, in un angolo di una stanza vuota. Chitarra in mano, occhi puntati sulle corde. Di tanto in tanto alza lo sguardo verso la finestra di fronte. Abbassa gli occhi e scrive, con una matita consumata, su un foglietto stropicciato che ha vissuto giorni migliori. Poi si sposta nell’angolo buio della stanza. Si siede al pianoforte. Orecchio abbassato sui tasti e inizia a fare poesia in note. Scrive quelle che magari, chissà, potrebbero diventare delle piccole perle.
Ci sono dei picchi di commozione in quasi tutti i brani e in alcuni il nodo in gola la fa da padrone. Arrivare al cuore con dolcezza è il suo campo di gioco. In questo Niccolò Fabi è maestro da tempo ormai.
La canzone che dà il titolo al disco Una somma di piccole cose è un ritratto in bianco e nero delle emozioni di tutta una vita, il riassunto di tutto ciò che abbiamo vissuto.
Ha perso la città è una denuncia amara e poetica su come cambiano le nostre abitudini. La nostalgia prende forma rimescolando ricordi d’infanzia.
Facciamo finta è una ninnananna struggente. Le parole delicate diventano sale sulla ferita, buco nello stomaco, pianto liberatorio.
Filosofia agricola è un pezzo liquido che si apre con due chitarre arpeggiate sovrapposte, tipiche dell’Indie pop inglese.
Non vale più è quel pezzo che s’impara ad apprezzare nel tempo senza più lasciarlo.
La traccia seguente è Una mano sugli occhi, una dolce dichiarazione d’amore per la persona che sta al nostro fianco e che ci perdona le debolezze. Molto più di una canzone pop, il suo testo ci regala sensazioni di letteratura («tu insegni i silenzi in tutte le lingue del mondo»), di pittura («inseguire un giornale in spiaggia»), di cinema («una mano sugli occhi prima del sonno»).
Le cose non si mettono bene è una cover del gruppo italiano “Hellosocrate”. Anche Le chiavi di casa presenta un testo delicato e superbo, per dare istruzioni di vita ai figli: «… e se sapessi che un pericolo è un pericolo per davvero, saprei più precisamente quale scivolo evitarti».
Il disco si chiude con Vince chi molla con cui l’autore invita coloro che l’ascoltano a vivere con leggerezza, senza corazze e sensi di colpa: «Distendo le vene, apro piano le mani, cerco di non trattenere più nulla, lascio tutto fluire, l’aria dal naso arriva ai polmoni, le palpitazioni tornano battiti, la testa torna al suo peso normale, la salvezza non si controlla, vince chi molla».
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