a cura di Salvo Di Pietro |
La scelta della professione di Insegnante di Sostegno (IdS) sta diventando una scorciatoia, un trampolino, per raggiungere la docenza di ruolo? La maggior parte di coloro che cominciano il sostegno, appena ha la possibilità, passa infatti all’insegnamento per cui ha conseguito la laurea. L’amara realtà dei fatti è che, se per alcuni il sostegno è una vocazione, per altri è un temporaneo parcheggio professionale o, ancora peggio, una breve sosta.
Il sistema scolastico privilegia la quantità ma gli alunni e le alunne con disabilità pagano il prezzo di una discontinuità e di una scarsa formazione. Non solo, aumentano i docenti precari e non specializzati.
L’impressione è che lo Stato stia usando questa strategia come strumento di assistenza sociale, dato che, non a caso, la maggioranza degli IdS proviene da regioni del Centro-Sud, dove il tasso di occupazione è più basso.
Siamo quindi sicuri che la scelta migliore sia puntare sulla quantità che sulla qualità? Avere tanti docenti nel sostegno poco formati è utile allo studente che usufruisce del servizio? Non sarebbe meglio avere insegnanti di sostegno più qualificati, stabili e coordinati con gli altri docenti, per garantire un’inclusione più efficace ed efficiente?
I costi esosi per la formazione e la poca specializzazione
Secondo un sondaggio Censis, il 53,3% dei dirigenti scolastici ritiene gli insegnanti di sostegno non siano sufficientemente preparati.
Per diventare insegnante di sostegno serve la laurea magistrale (in Scienze della Formazione per la scuola primaria) e un Tirocinio Formativo Attivo (TFA), costoso e a numero chiuso. L’assunzione a tempo indeterminato avviene tramite concorsi ordinari. Per diventare di ruolo sul sostegno è necessario il TFA, quindi gli insegnanti di sostegno di ruolo sono tutti specializzati. Per i posti a tempo determinato, invece, non serve alcuna specializzazione, anche se viene data priorità agli insegnanti con il TFA. Come per le altre supplenze, si ricorre prima alle Graduatorie a Esaurimento (GaE) e poi alle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS), selezionando anche insegnanti non specializzati, visto che la richiesta di IdS da parte delle scuole supera i candidati specializzati.
Come risultato di tutto questo, nel 2022/2023 una cospicua parte degli IdS con incarichi non era specializzato.
Il ruolo del docente di sostegno
Il compito principale dell’insegnante di sostegno è quello di consentire all’alunno assistito di sviluppare le potenzialità nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione, nonché di garantirne l’inclusione. Per questo l’IdS è assegnato alla classe e non al singolo alunno. Collaborare con gli altri docenti per sviluppare strategie educative, inclusive, dovrebbe essere la prassi.
Eppure, con l’aumento massiccio negli ultimi anni degli Insegnati di Sostegno, tutto ciò viene quasi a mancare e abbassa notevolmente il livello di competenza. Il numero degli IdS più alto di quello degli alunni con disabilità è stato determinato dalle regioni, che hanno derogato la norma che indicherebbe un insegnante di sostegno ogni due studenti. Tutto questo ha creato un precariato che è molto più diffuso rispetto agli altri docenti sulla materia. In questo modo si è creata una discontinuità che danneggia il rapporto con gli studenti, che è più personale rispetto a quello con gli insegnanti della materia. Così, chi dovrebbe essere più tutelato, nella realtà dei fatti, subisce un danno.
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