a cura di Elisabetta Granieri Galilei |
La parola chiave dei visionari allestimenti della mostra dal titolo “Dal Cuore alle Mani: Dolce&Gabbana” è sicuramente Devozione. Devozione alla Bellezza, in un’idea in bilico tra citazioni classicheggianti e inventiva, in arditi giochi funambolici. La prima tappa si è tenuta a Palazzo Reale di Milano e si può programmare di visitarla dal 10 gennaio al 31 marzo 2025 a Parigi, nella location del Grand Palais.
All’ingresso, salendo la grande scalinata di Palazzo Reale, un immenso ondeggiare di fiori in schermo 3D, quasi odoroso. Un autentico preludio ai disegni floreali dei tessuti. La musica ti cattura, ti rapisce. La sala dei quadri della Duong, la sala dei cristalli, la sala del Gattopardo, la sala del Carocci in freschissima visual art, la sala dedicata alla Sicilia rivestita di moderne ceramiche policrome e oggetti iconici, infine la sala dedicata all’opera lirica. Un caleidoscopio di colori e tessuti ordinatamente disposti in simmetrie sartoriali, abiti per ricoprire il corpo umano e non solo.
Nella prima sala, al centro, un gruppo di presenze silenziose in un gioco di rimandi visivi, alcuni di questi abiti rinascenti nei quadri alle pareti. Un vestiario improbabile da indossare se non in occasioni uniche e irripetibili della vita. Tra tutti un abito-pavone: a partire dal corpetto a ricami floreali, dalla vita sboccia all’ingiù una festa incredibile di mille tessuti con i colori dell’iride e per strascico una corona di piume di marabù verde erba disposta a raggiera, come un prato ondeggiante, al passaggio di chi lo indossa. Un abito-scultura riprodotto nel suo dipinto specularmente posto di fronte, impreziosito dalle volute barocche della cornice in oro. Un gioco di specchi tra il reale e l’irreale, introduzione magica a questo spettacolo silenzioso.
Che cos’è l’alta moda!? Forse l’idea di una sontuosità conquistabile, l’idea di indossare quell’abito, l’idea di entrare, perché no, in una dimensione altra. In mostra l’impronta che rinasce del talento non solo sartoriale ma anche pregevolmente orafo della maison, tra improbabili borse, scarpe, diademi e quant’altro.
Capita di non sapere, nell’arrivare qui, quale sarà la declinazione di tutto questo, ma una cosa è certa: forse la reggia sta ancora ringraziando per il suo stesso stupore. Tutto ciò in sapiente dialogo tra ambienti neoclassici e un inedito inimmaginabile. Di sala in sala, l’arte sartoriale diventa motivo di celebrazione di Cultura, Conoscenza, un’immagine che si estende come in propagazione, quasi cerchi concentrici a partire dall’Italia, all’Europa, al mondo. Una mostra che è un percorso da vivere attimo per attimo, un susseguirsi di scene a tema davvero sorprendenti. Singolare e unica nel suo genere, catapulta gli spettatori in un percorso che va e viene “dal cuore alla mano” e dalla mano al cuore, esattamente come dal cuore alle mani nascono queste ideazioni.

Per gli abitanti della società liquida non rimane che continuare a nuotare dentro tutto ciò, in direzione di un’ulteriore occasione artistica, la potenzialità espressa dal digitale. È come se la tradizione artigianale, la storia, spiccassero un triplo salto indietro nel tempo. L’arte generativa, le esperienze virtuali immersive, ci fanno entrare a piedi uniti, saltando, nelle mostre del futuro.
Si direbbe che la scintilla vitale dei “moti del cuore” metta in comunicazione il pubblico con tutto questo. Trame e orditi rari, preziosi, quasi tele di ragno, sanno catturare chi guarda. Il trionfo delle mani che disegnano, tagliano, cuciono.
Una sala in particolare rende giustizia al lavoro lungo e faticoso delle maestranze artigianali, quella della sartoria. Lì avviene un balzo indietro nel tempo sostenuto dall’onda sonora della voce di Caruso, assolutamente a tema, che bisogna soltanto ascoltare. L’idea passa dalla polluzione del cuore, dall’emozione, dalla trasformazione vera e propria alla metamorfosi in autentici oggetti del desiderio. Un allestimento che decide di farci transitare, accompagnandoci, proprio su quel ponte, su quel tratto di strada. Che dire? Soltanto che la Sicilia e l’Italia ringraziano per questa colorata celebrazione. All’uscita sai di avere avuto un’esperienza inedita, insolita. Gradino dopo gradino, ritrovi il profumo di quei fiori all’ingresso insieme a quello della Bellezza, della Vita. È questa devozione alla bellezza a diventare epifania quando, alla fine del viaggio, provi persino la stessa gratitudine di Domenico e Stefano nei confronti del simulacro posto lì, a grandezza naturale, della “Bela Madunina” ricoperta di filigrane d’oro.
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