a cura di Simona Ferro |
Perché nell’era dello storytelling calano i lettori? Scrivere rimane una passione sempre viva ma imprigionata fra talento e industria
In Italia chi scrive oggi? E soprattutto, per chi? Il settore della scrittura ormai da anni affronta sfide nuove e complesse. L’editoria nazionale attraversa una fase di transizione, tra il calo dei lettori, l’esplosione dell’auto-pubblicazione e l’ascesa delle scuole di scrittura creativa. Tutto questo ridisegna il panorama letterario e solleva interrogativi cruciali.
L’editoria tra crisi e nuove opportunità
Il mercato editoriale italiano soffre da anni di una riduzione dei lettori. Secondo il rapporto ISTAT “Produzione e lettura di libri in Italia – Anno 2022” (pubblicato a dicembre 2023), la percentuale di persone di 6 anni e più che hanno letto almeno un libro nell’ultimo anno, per motivi non strettamente scolastici o professionali, è stata del 39,3%, in calo rispetto al 40,8% del 2021 e al 41,4% del 2020. Mentre l’Annuario Statistico Italiano 2024 indica che nel 2023 la percentuale di lettori è leggermente aumentata al 40,1%, comunque una percentuale bassa rispetto ad altri paesi europei. Questo si riflette sulle vendite, con le grandi case editrici che faticano a trovare nuovi modelli sostenibili. Tuttavia, l’editoria indipendente cresce e si affermano nuovi strumenti, come il self-publishing e le piattaforme digitali, che danno voce a scrittori prima esclusi dai circuiti tradizionali. A livello internazionale, il confronto è impietoso: negli Stati Uniti e nel Regno Unito, il fenomeno delle grandi agenzie letterarie e delle strategie di marketing mirate ha reso gli scrittori dei brand da promuovere. In Italia, questo modello fatica ad affermarsi, e il passaggio da manoscritto a bestseller resta appannaggio di pochi e spinge a un’ulteriore riflessione sull’evoluzione del mondo letterario. Se nei paesi esteri il trend è quello aprire il mercato alle voci emergenti, cosa impedisce al nostro territorio di considerare una maggiore apertura delle cosiddette nicchie letterarie?
Il boom delle scuole di scrittura: democratizzazione o illusione?
Negli ultimi anni l’Italia ha visto un fiorire di scuole di scrittura creativa. Dalla Scuola Holden di Torino alla Bottega di Narrazione di Giulio Mozzi, dalla Belleville di Milano alla Scuola di Scrittura e Storytelling di Viagrande Studios – divenuta un punto di riferimento per la Sicilia, considerato il divario storico da sempre esistito tra sud e nord Italia – senza dimenticare moduli e workshop diretti e creati dagli stessi scrittori. Sembra che imparare a scrivere sia diventata una disciplina quasi tecnica, come la musica o la pittura. Questo ha generato un dibattito acceso: la scrittura è un talento innato o si può davvero insegnare? Se da un lato queste scuole offrono strumenti e metodologie utili, dall’altro alimentano il sogno di trasformare la passione in professione. Molti scrittori emergenti oggi sembrano ritrovarsi in un limbo: formati e tecnicamente capaci, ma incerti che il mercato sia pronto ad accoglierli per i motivi già espressi.
Scrivere oggi: tra necessità e mercato
Oggi chi scrive in Italia lo fa per motivi sempre più eterogenei: alcuni per ambizione letteraria, altri per esigenze professionali legate ai nuovi media, altri ancora per il bisogno di espressione personale. Il punto di equilibrio tra vocazione artistica e mercato è sempre più difficile da trovare. Forse, il vero problema non è tanto come si scrive, ma come si legge: senza un ritorno della lettura come abitudine diffusa, il mercato editoriale continuerà a essere fragile. Eppure, il fermento attuale dimostra che la scrittura in Italia è tutt’altro che morta. Resta da capire se saprà reinventarsi o se resterà prigioniera di un sistema che non ha ancora trovato il giusto equilibrio tra industria e creatività.
Chi siamo
Viagrande Studios è il più grande Centro per la formazione artistica in Sicilia.
È uno spazio unico, moderno, sempre in evoluzione, dedicato inoltre agli eventi, alle performance, agli artisti e alle aziende in cerca di una sede.
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